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AL SIGNORE DELLA C.R.I. DI SAN MANGO, UN PURGATO GIUDIZIO DALLA SUA AMATA.

15 Settembre 2008

Se io credessi che quello che tu scrivesti di me a mio Marito, tu l' avessi scritto con malignità, non farei fatica; se non fossi nata in questi monti solitari di San Mango che mi privano di tanta eloquenza, a rimuoverti di vero cuore da questa tua Malignità.
Perchè ritengo che sia più vendicativo far macerare il maligno nella sua malignità, che farlo arrossire rendendo nota la Verità.


Ma mi voglio persuadere che tutto sia dovuto ad un Errore che, se pur non degno di Onore, si può anche scusare come segno di umanità e cortesia che è innata in Me e che, né questo Paese, né la mia presenza sono in grado di fartene rendere conto.
Tanto più volentieri lo faccio perchè essendo io Donna, non posso odiare il motivo dell' errore che tu hai fatto nei confronti di altra donna, benchè sia stata, l' altra, allevata con costumi non onesti, che a me stessa dispiacciono pur essendo io donna e la similitudine del sesso non permette che fra noi donne non ci sia anche qualche scintilla di benevolenza.
E' tua usanza con ".................." (tu sai a chi mi riferisco), la quale come fanno le pari sue si sforza per piacere a tutti, cercando di apparire più che di essere; però gli occhi tuoi abituati a questa conversazione meretricia non si appagano tanto di quello che è, ma di quello che si vede; e anche se quello che si vede è vago non tiene conto degli effetti che produce.
Ma tu che hai vissuto tante "storie" e veduto tanto di San Mango, dovevi pure sapere che altro tipo di abbigliamento, di bellezza, modo di comportarsi e di apparire è richiesto in una che vive con tutti e non ama nessuno, rispetto a quelle che piene di casti pensieri non studiano altro che di piacere a quello Solo, cioè a chi onestamente e legittimamente sono Date.
Ma se pur non avessi fatto pratica del vissuto come io intendo, ti sei creato il concetto che le loro corrotte usanze ti appaiono buone e degne delle nostre pari, senza renderti conto che era ardito dare un giudizio sull' istante e che le cose si devono giudicare, non con superficialità, ma dalla loro sostanza e che sotto quella rigidità e asprezza che a primo aspetto si mostrava in me, potevano essere nascoste tante parti buone e che meritavo essere elogiate e non così ingiuriosamente criticate.
E di questo se non altri ti doveva avvertire la tua "...................." (tu sai di chi parliamo), che benchè il suo nome denoti tutta crudeltà e fierezza, ha raccolto in sé; stando a quello che tu stesso dici, tanta gentilezza e tanta pietà che ti condirebbe il Paese.
Ma io voglio dirti le mie qualità con animo, che se ti accorgerai che quello che dico è la verità, revocherai quello che scrivesti di me.
Non solo voglio perdonarti l' ingiuria che mi hai fatto, ma essere ancora contenta che dei frutti dei quali sono pieni tutti i miei campi, si faccia ogni anno buona parte alla tua "......................": maggiore piacere non saprei farti che intrattenere, come essa merita, colei che è la delizia e il tuo cuore.
E affinchè tu veda quanto fu un fallimento il tuo giudizio, ti dico che una delle mie doti principali, consiste in quella cosa che ti fece tanto scoppiare da azzardarti a rimproverarmi, perchè ho dato il mio amore ad uno solo e ho sempre pensato di non piacere ad altri che a Lui.
Mi sono mantenuta sempre con quella rigidità e asprezza che tu vedi, la quale avrei saputo molto bene moderare se avessi voluto apparire diversa agli occhi di qualcuno, perchè non devi credere che per il fatto di essere nata su questa collina di San Mango, mi manchi il modo e l' arte di pulirmi. Arte e modi che, anche se non avessi saputo o non avessi avuto modo di imparare da qualcuno, sono certa che tu come amatore di tutte le donne e vissuto lungamente tra loro, avresti voluto e saputo insegnarmele.
Ma io non ho avuto mai altro obiettivo che vivere con uno solo e anche se dessi motivo a qualche altro di amarmi, ho lasciato da parte tutte le vanità e vaghezze che potevano fare piacere a molti, giudicando che fosse bene essere amata da Lui solo, che riconosceva in me questa qualità di usanza e onestà.
Senza dover giudicare che, come naturalmente sono gli uomini a cui piace variare nei luoghi vicini alle Città dove trovano quelle a cui piace ornarsi a farsi ammirare, a Lui potesse piacere più; quando veniva qua, di trovare questa salvezza e asprezza e che i suoi occhi non si sarebbero abituati a vedere altro se avessero trovato ogni giorno ed ogni ora; in Me, quelle stesse bellezze e ornamenti.
E in questo il mio risultato è stato doppio, perchè quello con cui io credevo di piacere a Lui, non mi facesse più essere desiderata da Altri; cosa da me molto sperata, perchè essendo poco avvezza ad aver a che fare ogni giorno con nuovi Uomini e amando teneramente quello con cui vivo ora e sapendo come tu sei andato sempre d' accordo più con quelli che considerano le cose dalla Corteccia che non dal Midollo, sono convinta che se pure a Lui gli venisse in mente di allontanarmi (Farmi Fuori), non trovi così facilmente a chi io piaccia e sia forzato quasi per necessità a tenermi con Sé.
Vedi dunque, Signore brizzolato della "C.R.I.", quanta ammirazione io merito, e quanto sono da essere tenuta più cara per quella ragione che a te dispiacque tanto; e impara un' altra volta a non fidarti tanto di te stesso e della tua sicurezza se non valuti bene prima di giudicare, perchè le scuse sono ammesse agli altri, ma non si possono accettare dalla tua prudenza e dalla tua grande esperienza.

Su esplicita richiesta di una stimata e anonima Signora ad uno stimato e anonimo Signore che vive nella zona centrale del nostro Paese, al quale ha voluto dare una lezione di stile, pur convinta della sua Buona Fede e alla quale io; espositore del suo pensiero, non mi sono potuto rifiutare.

Con affetto e chiedo scusa al mal capitato.

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