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Nov 11, 2019, 20:37
SPIONAGGIO E FANTASIA DEGLI ITALIANI: IL CASO FABRIZIO DE ANDRE’
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SPIONAGGIO E FANTASIA DEGLI ITALIANI: IL CASO FABRIZIO DE ANDRE’

12 Gennaio 2009

I Governi hanno sempre utilizzato i servizi segreti dello Stato per finalità che spesso sono andate al di là dei loro scopi istituzionali. Proprio perché segreti, questi apparati hanno travalicato i loro compiti ed hanno svolto funzioni che definire “anomale” è un eufemismo.

Parliamo, per esempio degli Stati Uniti d’America. Qui sono state messe in atto innumerevoli azioni “sporche”, costringendo il Parlamento ad istituire diverse Commissioni d’inchiesta.

La più nota è la Commissione Warren, che iniziò i lavori nel 1963. Nelle conclusioni, Lee Harvey Oswald venne indicato come l’unico responsabile dell’omicidio Kennedy. Ma l’assassinio di JFK rimane uno degli episodi più misteriosi della Nazione americana. Nel 1975 è stata istituita la Commissione Rockefeller, con lo scopo di investigare sull’operato della CIA, con particolare attenzione all’operazione di intercettazione postale portata avanti negli Usa ed alle attività contro Fidel Castro.

Ancora nel 1975, fu istituita la Commissione Church, con il duplice scopo di analizzare l’efficacia delle indagini condotte sulla morte di Kennedy da parte delle agenzie statunitensi, ed investigare sui complotti orditi per assassinare alcuni capi di Stato stranieri: Patrice Lumumba (Congo), Fidel Castro (Cuba), Rafael Trujillo (Repubblica Dominicana), Ngo Dinh Diem (Vietnam), Rene Schneider (Cile). La Commissione scoprì che l’FBI aveva avviato un programma di counter-intelligence pure su Martin Luther King. Un anno dopo è stata istituita la Commissione HSCA, allo scopo di condurre una approfondita e completa analisi sulle circostanze della morte di John Kennedy e Martin Luther King; nel rapporto finale, pubblicato nel 1979, la Commissione non escluse complotti tesi all’assassinio dei due leader, anzi li ritenne probabili.

Molti avvenimenti della storia mondiale rimangono non chiariti; altri, invece, presentano contorni ben definiti, e che il golpe cileno dell'11 settembre 1973 sia stato preparato e sostenuto dalla Cia non è più un mistero per nessuno: i documenti ufficiali, declassificati in parte durante l'Amministrazione di Bill Clinton, parlano di riunioni, comprese quelle tenute alla Casa Bianca alla presenza di Nixon e di Kissinger, e forniscono un resoconto dell'attività frenetica degli agenti della Cia e dei loro superiori contro Allende e contro i suoi alleati. Così come pure definite sono le attività degli agenti segreti americani in Vietnam, dove, subito dopo l’assassinio del presidente Kennedy, fu portato avanti un massacro sistematico di civili allo scopo di disorientare l’opinione pubblica ed indebolire il Vietnam del Nord: di qui l'aumento progressivo delle truppe americane, sotto la presidenza Johnson,  ingannando il Congresso con l'incidente prefabbricato nel golfo del Tonchino, nell'agosto 1964.
Una vera e propria operazione psicologica fu la cosiddetta Operazione Chaos, nome in codice di un piano elaborato dalla Cia nel 1963, sotto l’Amministrazione Johnson, con lo scopo di contrastare il comunismo a livello globale. Base di questa operazione psicologica era, come dice il nome, creare il caos, in modo che l'opinione pubblica ne chiedesse al governo la repressione, e le operazioni consistevano nell'infiltrazione di agenti in ambienti rivoluzionari, allo scopo di egemonizzarli e strumentalizzarli onde provocare atti estremi di violenza e terrorismo, e quindi diminuire il consenso popolare verso i partiti antiamericani.
Un manuale redatto nel 1970 dal generale Westmoreland sviluppa alcuni concetti dell'Operazione CHAOS: «Possono esserci momenti in cui i governi ospiti mostrano passività o indecisione di fronte alla sovversione comunista e, secondo l’interpretazione dei servizi segreti americani, non reagiscono con sufficiente efficacia (…) I servizi segreti dell'esercito degli Stati Uniti devono avere i mezzi per lanciare operazioni speciali che convincano i governi ospiti e l'opinione pubblica della realtà del pericolo insurrezionale. Allo scopo di raggiungere questo obiettivo, i servizi americani devono cercare di infiltrare gli insorti per mezzo di agenti in missione speciale che devono formare gruppi d'azione speciale tra gli elementi più radicali (…) Nel caso in cui non sia possibile infiltrare con successo tali agenti al vertice dei ribelli, può essere utile strumentalizzare per i propri fini organizzazioni di estrema sinistra per raggiungere gli scopi descritti sopra. (…) Queste operazioni speciali devono rimanere rigorosamente segrete. Solamente le persone che agiscono contro l’insurrezione rivoluzionaria conosceranno il coinvolgimento dell'esercito americano negli affari interni di un paese alleato.» 
L’operazione, come detto sopra, agiva a livello globale, e quindi anche in Italia. Molti ritengono che la “strategia della tensione” e la politica degli “opposti estremismi”, altro non fossero nel 1968 che la conseguenza dell’operazione Caos portata avanti pure in Italia. Cosa ancor più grave, è che il mezzo più utilizzato per favorire e per finanziare l'operazione fu il traffico di droga, che grazie a tale circostanza raggiunse livelli di ampia diffusione e provocò immensi danni alla società italiana.
Nell’indagine sulla strage di Piazza Fontana condotta negli anni ’90 dal giudice istruttore Salvini, è venuta fuori una testimonianza riguardante l’esistenza di un’operazione CIA in Italia, denominata Blue Monn, che consisteva nella diffusone di sostanze stupefacenti nei settori giovanili italiani al fine di depotenziare il loro impegno politico.
Vittima dei servizi segreti e delle operazioni di spionaggio è stato pure Fabrizio De Andrè, di cui ricorre in questi giorni il decimo anniversario della morte.
Il cantautore è stato ritenuto personaggio infido e pericoloso. Una relazione inviata il 20 dicembre 1969 alla Direzione generale della PS definiva De Andrè “filo cinese, noto cantautore e contestatore". Dal ministero dell'Interno chiedono ragguagli e la questura di Genova annota nella scheda: "Il De André Fabrizio, noto cantautore, pur essendo studente universitario fuori corso in giurisprudenza, si interessa di questioni artistiche, provvede alla incisione dei dischi delle proprie canzoni, ha effettuato qualche spettacolo in televisione, ma non appare mai nei pubblici teatri. Accompagnato sempre dalla moglie, viaggia a bordo dell'auto Fiat 600 targata GE-293864 ed è titolare del passaporto nr. 5191279 rilasciato a Genova il 10.12.1969. Non risultano precedenti penali a suo carico, salvo una denuncia, risalente al 28.8.1959 ad opera della Polizia di frontiera di Bardonecchia, per danneggiamento su edificio destinato al culto. In linea politica, pur non essendo aderente ad alcun partito o movimento, viene indicato come simpatizzante per l'estrema sinistra extraparlamentare e frequenta, in Genova, persone note per tale orientamento o favorevoli al PCI e al PSIUP".

Nel 1976 l'Antiterrorismo relaziona sull'acquisto di "un appezzamento di terreno in località Tempio Pausania (Sassari) dove intenderebbe istituire una comune per extraparlamentari di sinistra. Nei periodi di permanenza in Genova, lo stesso avrebbe contatti con elementi appartenenti al gruppo anarchico ed a quello filocinese. Il De André è persona nota a codesto Ministero".

Circa tre anni dopo, un promemoria recita: "Secondo la nota fonte confidenziale il Circolo "Due Porte" è una recente creazione di copertura per le Brigate Rosse. In esso si tengono normali riunioni di circolo politico-ricreativo e riunioni ristrette per l'organizzazione eversiva. Lo stesso Circolo deve servire da strumento economico e la raccolta dello sfruttamento dei fondi economici necessari alle Brigate Rosse. Una delle prime iniziative è stato lo spettacolo del cantautore Fabrizio De André alla Fiera del Mare. Il cantante, simpatizzante delle BR, è stato invitato da il "Due Porte"".

Dunque, Fabrizio De Andrè simpatizzante e finanziatore delle Brigate Rosse con i suoi concerti…. Peccato che questori e agenti investigativi non si siano soffermati a comprendere la produzione artistica del musicista.

Un editoriale de La Repubblica del 10 gennaio scorso così conclude: “ Più che su De André, questi rapporti segnaletici ci informano sulla mentalità dei loro estensori: inadeguati sul piano professionale, disponibili a dare ombra a fantasmi, secondo i desideri dei loro superiori, in un pauroso deficit di cultura democratica”.

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