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Nov 22, 2019, 6:12
IL FEDERALISMO E LA CALABRIA
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IL FEDERALISMO E LA CALABRIA

24 Aprile 2008

Adesso scrivo una frase che farà sobbalzare dalla sedia molti lettori: sono d’accordo con la Lega Nord e con Bossi quando chiedono il federalismo.

Non è la prima volta che lo dico. In questa stessa rubrica, nell’intervento del 15 settembre 2006 dal titolo “Cittadini e classe dirigente”, scrivevo:

…Allora ben venga il federalismo; non quello del centrosinistra che ha modificato il Titolo Quinto della Costituzione creando un enorme contenzioso fra Stato ed Enti Locali e producendo una spesa fuori controllo, alimentata soprattutto dai costi non coperti del federalismo amministrativo; e neanche quello del centrodestra che è stato battuto dal referendum del 25 giugno scorso perché avrebbe alterato gli equilibri istituzionali e avrebbe peggiorato il modo di legiferare, accentuando l’ingovernabilità.
Ben venga un federalismo serio, frutto di un processo politico e parlamentare che abbia alla base la volontà di procedere alla riscrittura di regole condivise, e non frutto di riforme deliberate a maggioranza dagli opposti schieramenti politici come è avvenuto nelle ultime due legislature.

 

 Questa mia affermazione era motivata dalla convinzione che “la Calabria ha bisogno di queste riforme più di ogni altra regione d’Italia. Perché i cittadini devono diventare più responsabili, più civili, più critici e meno ossequiosi rispetto alla classe dirigente e perché nella regione si devono diffondere il senso di appartenenza alla collettività ed il rispetto per il bene comune”.

Oggi, a distanza di due anni da quell’intervento, sono sempre più convinto della validità di questi miei pensieri. Ed i risultati delle ultime elezioni politiche hanno rafforzato la mia convinzione.

La Lega Nord è un movimento radicato sul territorio. I suoi esponenti vivono in mezzo alla gente, conoscono i problemi del luogo dove operano, si fanno interpreti dei bisogni della collettività. Non sono né di destra né di sinistra. E questo tipo di militanza li ha premiati.

Anche il Sud ha la sua Lega, ricordate le schede elettorali dove era presente il simbolo “colomba bianca” con la scritta “Autonomia Sud”?

Ma questa Lega presenta una elevata connotazione clientelare, ha avuto il suo picco nella circoscrizione Sicilia 2 con il 9,6% ed a livello nazionale è arrivata appena all’1,1%, contro l’8,3% della Lega Nord.

In Calabria, la regione con l’affluenza più bassa d’Italia (71,4% contro 86% dell’Emilia Romagna), Autonomia Sud ha raggiunto il 2,6% grazie al contributo di alcuni signorotti locali che gestiscono pacchetti di voti al servizio ora dell’uno, ora dell’altro partito.

In Calabria questa Lega non è certamente radicata sul territorio e non si fa certo portatrice delle esigenze spicciole dei cittadini come nel Nord. Non c’è ancora, nel Mezzogiorno italiano, un partito o un movimento in grado di vivere in mezzo alla gente, in grado di conoscerne i problemi e di interpretarne i bisogni. Perché è debole la società civile, perché sono forti i bisogni e perché i meridionali non sono ancora in grado di selezionare una classe dirigente efficiente. Perché il favore prevale sul merito.

A Varese Daniele Marantelli, 55 anni, segretario cittadino del Partito Democratico e deputato per la seconda volta, è riuscito a sorpassare il Carroccio: 27,44% contro 22,91%. Ha battuto la Lega in casa. Per questo lo chiamano “il leghista rosso”. Uscire dalle Tv e tornare nei mercati è la sua ricetta. “E’ l’assenza della politica sul territorio che scatena l’anti-politica”, ha dichiarato a il Sole24 ore.

Il Sud, invece, come si comporta?

L’analisi dei risultati elettorali ed il raffronto con i dati precedenti confermano la sostanziale stabilità degli allineamenti elettorali, con un Nord che sceglie una solida maggioranza di destra ed un centro che sceglie un’altrettanto solida maggioranza di sinistra; il Sud si dimostra sempre pronto a schierarsi con il vincitore atteso.

E’ il fenomeno del “pendolarismo” e del trasformismo che predomina sulle scelte degli elettori, pronti a seguire il padrone di turno. Le terre del Meridione sono piene di esempi del genere.

Perché la Calabria per la sanità spende il doppio della Lombardia (8,77% del Prodotto interno lordo, contro il 4,66%), e tutto questo per ricevere cure da terzo mondo e livelli di sicurezza assolutamente inaccettabili? Rispetto ai gravi episodi di malasanità, la Commissione d’indagine istituita dal Governo il 21/12/2007 ha riscontrato “comportamenti viziati da negligenza e imperizia adottati da parte degli operatori, in un contesto caratterizzato da diffuse carenze strutturali o organizzative specifiche delle singole strutture e/o riconducibili a problemi generali di sistema”.

Di chi è la colpa, se i cittadini calabresi pagano il doppio della Lombardia per la sanità, se non ricevono servizi efficienti e se alla fine sono costretti ad andare nelle altre regioni italiane per curarsi?

Di chi è la colpa? Del Governo di Roma? Della Lega di Bossi? Oppure dei cittadini stessi, che non sanno, non possono, non riescono a selezionale una classe dirigente (politica e burocratica) in grado si risolvere i loro problemi?

Per questo sono favorevole al Federalismo, così come richiesto dalla Lega. Perché i cittadini del Meridione devono essere messi dinanzi alle loro responsabilità. Perché deve finire l’assistenzialismo, uno spreco di risorse che non favorisce la crescita e che alimenta clientele e corruzione.  Perché ogni persona possa riappropriarsi della libertà di scelta. Perché la classe dirigente venga scelta sulla base del merito e non del favore.

Solo così le regioni del Sud, e quindi anche la Calabria, possono salvarsi dal declino e dall’arretratezza.

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