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I costi della politica
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I costi della politica

06 Aprile 2007

Nell’intervento del 16 marzo scorso abbiamo parlato del teatrino della politica; per completare il discorso e per sottolineare uno dei tanti effetti deleteri che questo teatrino produce in Italia restiamo in argomento e parliamo dei costi della politica.

Nella rubrica “Lettere al Corriere” di ieri un cittadino (Alberto Calle) ha scritto:



“Vorrei capire come mai il costo della nostra politica è talmente alto che supera persino quello degli Stati Uniti. Vorrei capire perché i nostri lavoratori sono i meno pagati della media europea ma pagano le tasse più alte della Ue, mentre i nostri parlamentari guadagnano circa 35 mila euro al mese e sono i più pagati della Ue e degli Stati Uniti. Mi pare che qualcosa non funzioni”.

Ma non sono solo i parlamentari nazionali di Camera e Senato a costare tanto. Pensate alle diverse centinaia di consiglieri regionali, molti dei quali hanno equiparato il loro stipendio a quello dei parlamentari nazionali, e pensate pure al numeroso esercito di portaborse, di assistenti e di consulenti.

E non finisce qui.

Con uno stipendio annuo lordo di euro 149.215, i rappresentanti italiani eletti nel Parlamento europeo sono i più pagati del Continente. Gli svedesi costano 61.704 euro all’anno e gli ungheresi 10.080 euro all’anno! Due senatori dell’Ulivo, Cesare Salvi e Massimo Villone, nel libro dal titolo “Il costo della democrazia”, hanno calcolato che un parlamentare europeo italiano, messe insieme tutte le fonti di reddito, non guadagni meno di 30-35 mila euro al mese, in larga parte esentasse.

Anni addietro gli italiani hanno abolito con un referendum il finanziamento pubblico, ma dal 2006 al 2010 i partiti si spartiranno la cifra di circa 50 milioni di euro all’anno a titolo di rimborso per le spese sostenute in occasione delle elezioni del 9 e 10 aprile 2006 per il rinnovo della Camera dei Deputati. Mentre al Senato il totale dei fondi pubblici destinati ai partiti supera i 40 milioni di euro all’anno.

E sapete che altrettanti 50 milioni di euro all’anno sono erogati dallo Stato sotto forma di sovvenzioni a quotidiani e periodici che si sono collegati ai diversi gruppi parlamentari presenti nella Camera e nel Senato? Fra i destinatari di contributi pubblici, oltre agli organi di partito riconosciuti, figurano testate come “Il Foglio” (che nel 2003 ha ricevuto più di 3,5 milioni di euro), come “Libero” (più di 5,4 milioni di euro), come “Il Riformista” ( 2,1 milioni di euro), e come il giornale napoletano “Roma” (2,5 milioni di euro).

E poi ci chiediamo perché i cittadini italiani pagano più imposte, tasse e tributi della media europea, e soprattutto dei principali partner commerciali come Germania, Francia e Spagna, ed in compenso ricevono meno servizi sia da un punto di vista qualitativo che quantitativo degli altri (indagine sulla pressione tributaria in Europa dell’Ufficio Studi dell’associazione artigiani Cgia di Mestre).

I già citati Salvi e Villone sostengono che portando a 600 il numero dei parlamentari nazionali (oggi sono 945), abolendo le Province e limitando a 40 il numero dei membri del Governo (oggi sono 102), si risparmierebbero 2,6 miliardi di euro all’anno. Ma chi sono, in Parlamento, i deputati ed i senatori disposti a fare una battaglia per ottenere questo risparmio?

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