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Epifania al Chiarugi
Epifania al Chiarugi
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La Befana

10 Gennaio 2013

Son venuta da lontano
con il lume sempre in mano,
il vestito a trullallà,
la Befana eccola qua!
Finalmente al Chiarugi so’
arrivata senza indugi!
Con la scopa per cavallo,
son con voi, per fare un ballo.
Ma con tante primavere,
sono stanca, or voglio bere.
Con il nettare di-vino,
mi ripiglio un tantino,
e col suon dell’organetto
vi rallegro e mi diletto.
La Befana lascia i doni,
ai monelli ed ai più buoni;
al governo ch’è sprecone,
lascia cenere e carbone.
Saltellando come un pazzo,
la Befana balla a razzo;
allietando con sollazzo,
esce poi dal palazzo.
Attraverso il caminetto,
poi risale sopra il tetto.
Con un balzo, per magia,
con la scopa, vola via…..

Angelo Orlando

Sammanghese di origine, vive da anni ad Empoli, ma ritorna con piacere al nostro paese ogni volta che ne ha occasione. Autore versatile, passa con abilità dalla prosa alla poesia.

01/07/2004

Leggendo le liriche di Angelo non possiamo fare a meno di richiamare alla memoria Quinto Orazio Flacco, a cui per certi aspetti si avvicina; prima di tutto nell'esaltazione dell'inebriante bevanda dono di Dioniso e nell'attribuzione ad essa di doti terapeutiche: “Nunc vino pellite curas” invita Orazio; “… secuta ogne affannu … Sculatillu ‘nu parmu ‘e vinu/ è medicina ppe ru stentinu” dice Angelo. Ma altri elementi li accomunano: la capacità di raffigurare i personaggi popolari e gli amici con garbato e fine umorismo e di rappresentare scene di vita vissuta, siano esse malinconiche, siano esse divertenti, sempre con vivacità e sottile ironia.Ma Orlando non è solo questo. Fortemente presente è l’amore e la nostalgia per il suo paese, ma soprattutto per il tempo della giovinezza e della vita familiare qui vissute. E’ tanto atteso il momento del ritorno, ma quasi è delusione per ciò che trova, anzi, per ciò che non trova perché non c’è più o perché è cambiato: la sua casa c’è ancora, ma non più i suoi genitori e non più il fuoco scoppiettante nel camino (simbolo di vita) e, dice Angelo ”… l’allegrizza mia diventa amara.”

Prof.ssa Mery Torchia

 

 

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