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San Mango e la famiglia d'Aquino

01 Dicembre 2007

La Famiglia d’Aquino, è di origine longobarda, nasce nell’847 e nello stesso anno il suo principale esponente diventa Signore d’Aquino (Paese che esiste ancora oggi in provincia di Frosinone). Il capostipite si chiamava Radoaldo, da lui la famiglia si allargò comportando anche un ampliamento territoriale. Ad un certo punto la famiglia si divise in due rami ed è proprio da uno di questi che nacque San Tommaso, figlio di Landolfo Conte e Signore di Roccasecca e di Teodora dei Conti di Teano.


San Tommaso nacque nel 1226 e morì nel 1274, aveva dieci tra fratelli e sorelle. Uno dei fratelli di San Tommaso si chiamava Adenolfo ed era successore del feudo di Roccasecca. Questi sposò una calabrese chiamata Fiore de Falloch, appartenente alla famiglia dei Conti di Catanzaro, feudataria di Belcastro. Grazie all’unione del fratello di San Tommaso con Fiore de Falloch i d’Aquino vennero per la prima volta in Calabria. Dalla loro unione nacque un figlio, chiamato Tommaso e da lui nacque la linea dei Conti di Belcastro che si estinse nel 1375 con la morte di Tommasello, ultimo Conte di Belcastro. Con questa morte si estinse anche il ramo dei Signori di Roccasecca (ramo familiare di San Tommaso).
Il capostipite del ramo di Calabria al quale è legata la nascita di San Mango, si chiama Adenolfo, era un Conte, aveva sposato Adelicia dei Signori di Cirò e morì nel 1257. Da Adenolfo nacque Tommaso e da Tommaso un altro Adenolfo che fu il primo Barone di Castiglione. Nel 1591 i D’Aquino, acquistarono il castello di Savuto con le terre di San Mango, che iniziarono a popolarsi: sono gli anni di ascesa della famiglia d’Aquino, infatti già nel 1603 il Conte Carlo acquista la terra di Pietramala. Nel 1606 il Re Filippo III concesse, a Carlo, per sé e per gli eredi, il titolo di principe di Castiglione e nel 1608 diventa proprietario della terra di Nicastro dove ottenne il titolo di Utile Signore. Nel 1675 Laura d’Aquino ottiene il titolo di principessa per il villaggio di San Mango sorto intorno al 1640.
I D’Aquino crearono una delle Signorie feudali più grandi della Calabria, e Tommaso D’Aquino, quinto principe di Castiglione ottenne nel 1699 la nomina di Grande di Spagna. La famiglia controllava: la Terra di Nicastro con i Casali di Platania, San Biase e Zangarone, la Terra di Feroleto con i Casali di Feroleto e Serrastretta, la Terra di Motta Santa Lucia con i Casali di Confluenti e Decollatura, la Terra di Martirano e la Terra di Castiglione.
Al tempo del popolamento del Casale di Santo Mango, Principe di Castiglione era Cesare d’Aquino che aveva sposato una parente di nome Laura d’Aquino, che era figlia di Tommaso d’Aquino, appartenente ad un ramo diverso da quello dei principi di Castiglione. Tommaso, infatti, aveva interessi territoriali in Campania, perché discendente per via materna dai San Severino (principi).
Nel 1638 si verifica in Calabria uno dei terremoti più devastanti della sua storia. Si scatenò il 27 marzo e provocò 9.581 morti. L’epicentro del terremoto fu il lamentino e le cause furono attribuite presumibilmente all’eruzione dello Stromboli. Lo stesso Cesare muore a causa del terremoto sotto le macerie della chiesa di San Francesco a Nicastro.
La conduzione dei Feudi viene assunta da Laura d’Aquino, la quale non avendo eredi maschi e non riuscendo da sola a governarli, chiede l’aiuto del Padre Tommaso, già principe di Santo Mango e membro del parlamento napoletano di Re Filippo IV, cedendogli il Castello di Savuto con tutte le sue terre di pertinenza, compreso l’attuale territorio di San Mango.
Nelle terre a sinistra del fiume era allora in via di formazione un centro abitato conosciuto con il nome di “Muricello”. Le terre feudali che erano nel territorio di San Mango includevano: Fabiano, Vignali e la montagna del Pruno. Partendo da queste basi Tommaso d’Aquino si dedica all’ingrandimento del proprio feudo, e dispone la fondazione del Paese, favorendo l’afflusso di nuovi abitanti, scopo di ciò era quello di rendere più stabile la popolazione residente per procurarsi poi maggiore forza lavoro da utilizzare nelle attività agricole ed artigianali.
E’ proprio in questo periodo, con Laura principessa di San Mango del Cilento e Tommaso proprietario del Castello di Savuto e di tutte le sue dipendenze che il centro abitato chiamato Muricello comincia ad assumere l’aspetto di un villaggio.
Sorto come vero e proprio centro abitato, intorno al 1640, il Paese di San Mango riceve nel 1646 i primi Capitoli, redatti dal Notaio Francesco Piccolo di Nicastro. Con la concessione dei capitoli San Mango si organizza in Universitas (che è il corpo amministrativo che precede la nascita dei Comune). La vita del nuovo villaggio comincia così a svolgersi secondo regole stabilite, e ciò aiuta il Paese nel lento cammino verso lo sviluppo.
Nel 1648 tale capitoli furono rinnovati da Luigi d’Aquino (figlio di Tommaso e fratello di Laura) ed alla presenza del Vescovo di Tropea viene istituita la parrocchia dedicata a San Tommaso. Anche se solo nel 1653 si diede l’istituzione canonica al Sacerdote Matteo Capilupo, primo parroco del Paese.
Nel 1675 i d’Aquino vendono il Feudo della Campania e per non perdere il titolo di Principi chiamano San Mango il nuovo Paese che stava sorgendo, facendosi trascrivere il titolo di principato, da questo momento in poi il Paese rimarrà Feudo dei D’Aquino, fino all’abolizione della feudalità.
La statua di San Tommaso arriva a San Mango sabato 6 marzo 1717 e il giorno dopo venne portata in processione per il Paese. Nel corso degli anni la data di celebrazione della festa venne portata al 28 gennaio a seguito di una riforma che prevedeva lo spostamento delle feste che cadevano durante il periodo quaresimale.
Sulla Statua, che venne sistemata all’interno di una cappella detta di San Tommaso, venne inciso il termine “Universitas Sancti Manghi” a testimonianza dell’unione tra comunità civile e religiosa. Non è chiaro quale edificio ospitava la parrocchia, sappiamo solo che l’attuale Chiesa Madre, edifico che doveva essere già ampio nel 1760, è il risultato di lavori che sono durati oltre cinquant’anni con lavori iniziati a partire dall’arciprete Giuseppe Antonio Ferrari il quale nel 1832 comprò il terreno circostante all’edificio rendendola isolata, dalle terre intorno che prima dell’acquisto venivano coltivate dai contadini del luogo. Nel 1834 venne edificato il muro destro della nave della Chiesa e nel 1835 quello sinistro, terminate le due facciate, il muro e il cornicione della prospettiva. Allo stesso periodo risalgono la costruzione del pulpito e l’arrivo di alcune campane, dopo la morte dell’arciprete Ferrari, avvenuta nel 1845 i lavori proseguirono sotto il sacerdozio di Don Vincenzo Berardelli. La Chiesa assunse così l’aspetto attuale, ed un cartiglio posto al centro di un arco della navata centrale ricorda la conclusione dell’opera avvenuta nel 1864.

Maria Viola

Maria Viola, studentessa di Lettere al III anno presso l’Università della Calabria, ha presentato una relazione su San Mango e sulla famiglia d’Aquino, nell’ambito della Conferenza su San Tommaso d’Aquino, tenuta dal Prof. De Leo, docente della stessa Università. La Conferenza si è tenuta in occasione della riapertura al culto della Chiesa Parrocchiale di San Tommaso d’Aquino, avvenuta dopo un lungo ed importante restauro.
Maria Viola ha condotto uno studio approfondito e completo ed ha relazionato in modo brillante sulla storia della famiglia d’Aquino e sulla nascita di San Mango, fornendo preziose notizie anche sulle origini della Chiesa Madre e sulla statua ivi custodita di San Tommaso d’Aquino, nostro Patrono.
Siamo grati, come sammanghesi, a Maria ed a tutti gli studiosi che, con passione e dedizione si impegnano nella ricerca per rendere sempre più precise le notizie e sempre più chiare le vicende che hanno portato alla nascita del nostro paese.
Pubblichiamo con piacere la relazione integrale.

Prof.ssa Mery Torchia

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