di Alfredo Chieffallo
Si parte all’alba, quando il paese è ancora fresco e la Reventino è rosa. Nonno controlla l’uva, ma poi assaggia l’acino e decide lui: “è pronta”.

Tutti con le forbici vecchie, secchi di plastica e cassette di legno. I filari sono pochi, uva magliocco e un po’ di gaglioppo che in paese chiamano ancora “marcigliese”. I grandi tagliano, i ragazzi portano le cassette al trattore, i bambini mangiano più di quanto raccolgono e tornano a casa con le mani viola.
A mezzogiorno ci si ferma sotto la pergola. Pane, soppressata, e un bicchiere del vino dell’anno prima, quello che punge ancora un po’.
Il pomeriggio si pigia. Un tempo a piedi nudi nel tino, ora con una piccola diraspa-pigiatrice che borbotta in garage. L’odore di mosto sale per tutto il vicolo e le vespe arrivano puntuali come parenti.
Fra due giorni il mosto sarà già nelle damigiane di vetro, coperte con un canovaccio. Nonna dice sempre la stessa frase: “San Mango, se non fa il vino, non è San Mango”.



