PENSIERI&PAROLE

Jun 26, 2022, 6:13
I CALABRESI PARLANO E LA CALABRIA SI SPOPOLA
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I CALABRESI PARLANO E LA CALABRIA SI SPOPOLA

14 Novembre 2008

L’estate è passata, l’autunno sta per finire ed ogni paese della Calabria può dirsi soddisfatto per aver vissuto il proprio momento di gloria: feste patronali, sagre, concorsi, festival, passerelle di moda.

Ogni centro abitato ha avuto il suo Premio: per la poesia, per le lettere, per la gastronomia, per la politica, per il giornalismo, per le attività produttive. E poi convegni, tanti convegni su tutte le materie delle quali si può parlare! Convegni ai quali partecipano, immancabilmente, deputati e senatori, parlamentari europei e amministratori locali, uomini di governo e di sottogoverno, religiosi ed uomini di Chiesa, e poi esperti, tanti esperti, che parlano del pane di Cutro e della cipolla rossa di Tropea, dell’olio del Savuto e del vino di Bianco, del peperoncino di Diamante e dei fichi secchi di Belmonte.

Ogni anno le stesse parole, lo stesso ritornello, le stesse promesse.

L’estate è passata, l’autunno sta per finire, ed anche sindaci ed assessori hanno vissuto il loro momento di gloria: li abbiamo visti salire e scendere dai palchi sui quali si sono esibiti gli artisti, e nei loro volti abbiamo letto la soddisfazione ed il compiacimento per quanto stanno facendo nell’interesse della comunità.

La regione è un fiorire di iniziative: attestati, pergamene, targhe e riconoscimenti non si contano. Ed intanto, negli ultimi dieci anni, i paesi si spopolano: dal 1997 al 2007, oltre 600 mila persone hanno lasciato il Mezzogiorno e sono emigrate verso le regioni del Centro-Nord: Lombardia, Emilia Romagna, Lazio. La nuova emigrazione riguarda sempre di più i laureati, i quali sempre più spesso finiscono per accettare un salario più basso anche al Nord.

Nel 2007 il Pil è aumentato nel Mezzogiorno solo dello 0,7%, un punto di meno rispetto alle regioni centrali e settentrionali. In termini di crescita, tutte le regioni registrano segni positivi, tranne la Calabria. Manca, in questa regione, un progetto di sviluppo sostenibile e condiviso; così come manca, nei tanti piccoli comuni dell’entroterra e nei centri bagnati dal mare, una visione di crescita generale. Si lascia tutto all’improvvisazione, al destino. I Calabresi non riescono ad essere promotori di sviluppo: spesso lo subiscono. Manca un tessuto produttivo in grado di assorbire lavoro manuale ed intellettuale. Manca una classe dirigente che sappia guardare al futuro. Mancano cittadini consapevoli in grado di prendere in mano il controllo della situazione e governare gli eventi.

Campania, Puglia e Calabria hanno un Pil-pro capite inferiore al 75% della media europea, nonostante l’Ue si sia allargata a 25 Paesi”. Le classi politiche meridionali hanno la responsabilità primaria del disastro economico. Secondo dati del ministero dell’Economia, la Campania, su una dotazione di risorse programmate di 7,7 miliardi di euro, ne ha spesi solo 4,2: il 55%; la Calabria ne ha spesi 2,6 su 4: il 64%; e la Puglia 2,9 su 5,3: il 56%. (Fonte: AGIM).

Allora di cosa stiamo parlando, ogni anno, per decenni, in tutte queste occasioni di incontro e di ritrovo? Non è forse giunto il momento di porre un limite a questa follia, e cercare di essere più seri e più rispettosi delle nostre terre e pure di noi stessi?

Una parte consistente di cittadini della Calabria aspetta da anni (forse da secoli) il cambiamento. Ma chi deve produrre questo cambiamento? La nascita del Partito Democratico aveva suscitato speranze, così come speranze aveva suscitato la vittoria del Centrosinistra alle elezioni regionali del 2005. Ma entrambi gli eventi non hanno prodotto cambiamento. Anzi!

Lo stiamo ripetendo da mesi: in Calabria gli attori primari del Pd sono personaggi politici d’altri tempi, uomini che mobilitano solo clientele grazie a posizioni e privilegi acquisiti in passato. Eppure Veltroni, nel prendere in mano la guida del Pd, aveva assicurato: i nuovi organismi devono essere composti da una prima cerchia, quella operativa, che rappresenta il partito del futuro, mentre i leader storici entrano in una seconda cerchia ed il loro destino non sarà quello di fare i primi attori.
In Calabria è successo il contrario. Non ci sono circoli cittadini, non ci sono luoghi di discussione, i territori sono privi di guide, mancano gruppi dirigenti seri ed ancora non si è visto niente di democratico nella scelta dei dirigenti.

A livello nazionale, questo partito che doveva essere nuovo si sta mostrando una scatola chiusa, e a nulla valgono le critiche di Parisi, additato addirittura come nemico. A livello regionale, in un documento della componente “A sinistra nel Pd” si legge: “Proprio in Calabria le contraddizioni tra le aspettative verso ed il Pd e la sua quasi inesistenza sono più forti ed evidenti”. Cosa dire di più?

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