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Jun 26, 2022, 7:49
I calabresi e la politica
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I calabresi e la politica

01 Maggio 2007

“La spinta riformatrice che è il portato essenziale delle scelte di Roma e Firenze deve spingere avanti quelle opzioni irrinunciabili che oggi necessitano non solo al nuovo soggetto politico ma anche alla stessa coalizione ed al Governo del Paese…”.

 

Avete visto con quanta chiarezza viene spiegata agli elettori la nuova funzione del Partito Democratico?

Tranquilli, amici. Non è un documento ufficiale uscito dai congressi nazionali. E’ solo una frase contenuta in una dichiarazione congiunta firmata da Franco Amendola, segretario provinciale Ds, e Pasquale Mancuso, coordinatore provinciale Margherita.

E’ il solito linguaggio degli apparati, duro a morire, che ritorna: burocratico, oscuro e inconcludente.

Ha ragione Pippo Callipo: “Dalla politica non arrivano segnali positivi… Ovviamente non tutta la politica è refrattaria, ma a gran parte di essa questa acqua putrida sta anche bene, perché riesce a muoversi meglio”.

Agazio Loiero, presidente della Regione, si indigna, parla di qualunquismo e rivolto a Callipo chiede: “Di quale politica parla, di quali politici?”.

Lo stesso giorno gli risponde, indirettamente, Domenico Cersosimo: “La politica è un disastro. Da un ventennio istituzioni e partiti sono appannaggio esclusivo di un pugno pietrificato di élites autoreferenziali e collusive”.

“Non è un fenomeno soltanto calabrese”, precisa lo studioso, ma non c’è da consolarsi.

“Un ceto politico debole e incapace in Lombardia è meno preoccupante perché la società regionale è densa di presidi e casematte civili, religiosi, economici che alimentano convivenza democratica e prospettive di sviluppo. L’indecenza dei politici in Calabria ha inevitabilmente conseguenze rovinose dal momento che la politica è l’unica ‘ditta’ regionale, il più grande e pervasivo operatore economico, il regolatore principe di mobilità sociale, ricchezza individuale, acceso al mercato del lavoro…”.

Fin qui Cersosimo. E Loiero è servito!

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