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Italia del sud: Imprenditori o padroni?

24 Settembre 2006

Chi dice che la schiavitù è finita? E chi dice che in Italia non esiste più la schiavitù?

Fabrizio Gatti, inviato de L'espresso , fingendosi rumeno ha trascorso una settimana da infiltrato in Puglia tra gli immigrati impiegati nella raccolta di pomodori e poi ha raccontato la sua esperienza: sfruttati, sottopagati, alloggiati in logori tuguri, massacrati di botte se protestano, cadaveri senza nome nei campi, braccianti che scompaiono nel nulla… è questa la vita dei lavoratori stranieri nella provincia di Foggia, a mezz'ora dalle spiagge del Gargano e lungo la via che porta i pellegrini verso il santuario di Padre Pio in S. Giovanni Rotondo.

 

Nella pagine del settimanale ho sottolineato alcuni episodi che ora voglio portare all'attenzione dei visitatori del nostro sito.

Il padrone ha la camicia bianca, i pantaloni neri e le scarpe impolverate. E' pugliese, ma parla pochissimo italiano. Per farsi capire chiede aiuto al suo guardaspalle, un maghrebino che gli garantisce l'ordine e la sicurezza nei campi. “Senti un po' cosa vuole questo…”, lo avverte in dialetto e se ne va su un fuoristrada. Il caporale al quale il giornalista chiede un lavoro dice: “Ce l'hai un'amica?”. “Un'amica?”. “Mi devi portare una tua amica. Per il padrone. Se gliela porti, lui ti fa lavorare subito. Basta una ragazza qualunque”. Il caporale indica una ventenne e il suo compagno: “Quei due sono rumeni come te. Lei col padrone c'è stata”.

Sono almeno cinquemila. Forse settemila… Tutti stranieri. Tutti sfruttati in nero. Rumeni con e senza permesso di soggiorno, Bulgari, Polacchi. E Africani… Per proteggere i loro affari, agricoltori e proprietari terrieri hanno coltivato una rete di caporali spietati: italiani, arabi, europei dell'Est. Alloggiano i loro braccianti in tuguri pericolanti… Senza acqua, né luce, né igiene. Li fanno lavorare dalle sei del mattino alle dieci di sera. E li pagano, quando pagano, quindici, venti euro al giorno. Chi protesta viene zittito a colpi di spranga.

Qualcuno si è rivolto alla questura di Foggia. E ha scoperto la legge voluta da Bossi e Fini: è stato arrestato o espulso perché non in regola con i permessi di lavoro. Altri sono scappati. I caporali li hanno cercati tutta la notte… Qualcuno alla fine è stato raggiunto. Qualcun altro l'hanno ucciso.

Adesso è la stagione dell'oro rosso: la raccolta dei pomodori… Tra poco la vendemmia. Gli imprenditori fanno finta di non sapere. E alla fine si mettono in coda per incassare le sovvenzioni da Bruxelles. L'espresso ha controllato decine di campi. Non c'è n'è uno in regola con la manodopera stagionale. Ma questa non è soltanto concorrenza sleale all'Unione europea. Dentro questi orizzonti di ulivi e campagne vengono tollerati i peggiori crimini contro i diritti umani.

Oggi dev'essere la giornata più torrida dell'estate… Sperduta nei campi appare nell'aria bollente una stalla abbandonata. E' abitata. Sono africani. Stanno riposando su un vecchio divano sotto un albero… L'acqua che tirano su dal pozzo non la possono bere. E' inquinata da liquami e diserbanti. Il gabinetto è uno sciame di mosche sopra una buca. Per dormire in due su materassi luridi buttati a terra, devono pagare al caporale cinquanta euro al mese a testa… In altri tuguri i caporali trattengono dalla paga fino a cinque euro a notte… Più i cinque euro al giorno per il trasporto nei campi… La segregazione razziale è rigorosa in provincia di Foggia. I rumeni dormono con i rumeni. I bulgari con i bulgari. Gli africani con gli africani. I caporali non tollerano eccezioni.

E poi il settimanale prosegue con una lunga serie di testimonianze personali: Mahmoud, 35 anni, Costa d'Avorio; Asserid, 28 anni, Nigeria; Adama, 40 anni, Nigeria; Amadou, 29 anni, Nigeria; Mohamed, 28 anni, Guinea; Michele, 60 anni, Romania; Pavel, 39 anni, Romania; Slavomir, 44 anni, Polonia; Liliana, 20 anni, Polonia…

Sentite cosa scrive Fabrizio Gatti di Liliana: quasi all'ottavo mese di gravidanza, la settimana di Ferragosto arranca con il suo pancione tra le piante di pomodoro. Né il marito, né il caporale, né il padrone pensano a proteggerla dal sole e dalla fatica. Quando Liliana sta male, è troppo tardi. Ha un'emorragia. Resta due giorni senza cure nel rudere in cui abita. Sabato 19 agosto, di pomeriggio, il marito la porta all'ospedale di S. Severo. La ragazza rischia di morire, Viene ricoverata in osservazione. Il bimbo lo fanno nascere con il taglio cesareo. Ma i medici già hanno sentito che il suo cuore non batte più.

Fin qui L'espresso del 7 settembre 2006. Sei giorni dopo il quotidiano La Repubblica dedica un'intera pagina alla vicenda di 119 cittadini polacchi scomparsi tra il 2000 ed il 2006. Una vicenda sulla quale indaga anche la polizia di Varsavia e sulla quale interviene anche la trasmissione televisiva Chi l'ha visto? Condotta da Federica Sciarelli su Rai 3. Venuti in Italia per fare i braccanti o le badanti – scrive il giornale - sono spariti, inghiottiti dal nulla; i loro volti sono in Internet sul sito della polizia polacca e gli investigatori li cercano in Italia, in Puglia soprattutto, nella provincia di Foggia, tavoliere, terra di pomodori e di caporali. E' lì che molti di loro sono finiti a vivere da schiavi. Umiliati. Picchiati selvaggiamente. Torturati. E forse anche uccisi o lasciati morire.

E' giusto dire che fenomeni di sfruttamento della manodopera si verificano anche al Nord. Specialmente nel settore dell'edilizia e specialmente in Lombardia. Ma al Nord troviamo pure imprenditori che danno un lavoro ed una casa agli immigrati, per evitare l'emarginazione e favorire l'inserimento. E troviamo comuni che intervengono con politiche abitative per le fasce deboli e sono in grado di erogare servizi di welfare e diritti.

Nel Sud la musica è diversa. Proprio ieri il segretario della Flai-Cgil Calabria ha dichiarato: “Nel mondo del lavoro e in particolare in agricoltura si sta affermando un nuovo ed originale metro di giustizia sociale. Chi è sottoposto al lavoro nero, sfruttato e schiavizzato, viene arrestato o espulso mentre i padroni sfruttatori hanno la certezza di non correre alcun rischio”.

In Calabria conosciamo poche iniziative volte a favorire l'integrazione economica, culturale e sociale degli immigrati stranieri. La nuova giunta regionale, varata una settimana fa dal presidente Loiero, annovera fra i suoi membri un sottosegretario per Sicurezza e Legalità; un'altra poltrona, che va ad aggiungersi a quelle, già numerose, della Commissione regionale e dell'Osservatorio antimafia. La pressione delle cosche sulle attività economiche è forte. E' vero! Ma di politiche sociali serie e concrete, adottate e realizzate in questa regione, non ho ancora sentito parlare. Pensate che a Lamezia si manifesta ogni giorno l'incapacità nell'affrontare e risolvere un problema spinoso come la presenza di un accampamento di zingari nei pressi del nuovo ospedale: una situazione che costituisce un pericolo per l'igiene, crea piccola criminalità e alimenta paura e insicurezza in pazienti, visitatori, personale e negli stessi abitanti della zona.

Ed ora una domanda, che riprende un po' il tema trattato nell'intervento del 16 settembre scorso: Non nasce anche da questi fatti la diversità fra Nord e Sud della Penisola?

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