PENSIERI&PAROLE

Aug 12, 2022, 10:26
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Cittadini e Classe Dirigente

15 Settembre 2006

Due notizie pubblicate dai quotidiani di agosto, una il contrario dell'altra:

  1. A Padova due spacciatori arrestati dalla polizia con il contributo dei cittadini: una ragazza fa salire i poliziotti sulla propria auto per facilitare l'inseguimento, ed un ragazzo offre la sua bici per proseguire in un'area dove l'auto non passa; al momento della cattura, applausi dalle finestre alle forze dell'ordine.
  2. A Napoli un turista americano è scippato della fotocamera, insegue i rapinatori, li raggiunge in un vicolo e li affronta per riprendersi la sua digitale; in un attimo il turista dello Utah si ritrova circondato da persone scese in strada in pantaloncini e ciabatte, che lo affrontano e lo riempiono di calci e pugni, mentre i due manigoldi salgono sullo scooter e se ne vanno con la fotocamera in tasca.

Potrei finire qui il mio intervento, tanto i fatti si commentano da soli; ma alcune considerazioni sono d'obbligo.

 

Il sindaco di Napoli chiede scusa al turista americano e dice: “Questa storia deve spingerci a lavorare ancora affinché la cultura del rispetto e dell'accoglienza possa davvero appartenere a tutti”. Il presidente della Regione Campania afferma: “La repressione della delinquenza è indispensabile, è un'attività doverosa per ogni amministrazione, di sinistra o di destra”. Ma dopo l'episodio di Napoli il direttore del quotidiano della Lega mette in “prima” la foto di un piatto di spaghetti con sopra una pistola. Titolo: “Il Nord con le imprese, il Sud con la mafia”. Commento: “Ci diranno che siamo i soliti. Invece, solito è un certo Sud che non ne vuole sapere di cambiar pelle e di scrollarsi di dosso la simpatia con la cultura mafiosa o camorristica che sia… A Napoli come a Palermo, come a Reggio Calabria, come a Bari, c'è una larga fetta di popolazione che tifa per i clan, sta con la criminalità e non ne vuole sapere di cambiare…”.

Il giornale La Padania poi aggiunge: “Sgravi fiscali al Sud. Che già non paga le tasse”. E devo dire che su questo punto i leghisti hanno ragione! Un esempio? Il credito d'imposta, gli incentivi a fondo perduto previsti dalla legge 488 e quant'altro, non hanno certo fatto crescere il tessuto produttivo di una regione come la Calabria , dove con una certa frequenza scoppiano scandali sull'uso distorto che politici, imprenditori e commercialisti fanno delle agevolazioni regionali, nazionali e comunitarie e dove il bisogno di un lavoro regolare continua ad interessare la maggioranza dei giovani rimasti.

Allora ben venga il federalismo; non quello del centrosinistra che ha modificato il Titolo Quinto della Costituzione creando un enorme contenzioso fra Stato ed Enti Locali e producendo una spesa fuori controllo, alimentata soprattutto dai costi non coperti del federalismo amministrativo; e neanche quello del centrodestra che è stato battuto dal referendum del 25 giugno scorso perché avrebbe alterato gli equilibri istituzionali e avrebbe peggiorato il modo di legiferare, accentuando l'ingovernabilità.

Ben venga un federalismo serio, frutto di un processo politico e parlamentare che abbia alla base la volontà di procedere alla riscrittura di regole condivise, e non frutto di riforme deliberate a maggioranza dagli opposti schieramenti politici come è avvenuto nelle ultime due legislature.

La Calabria ha bisogno di queste riforme più di ogni altra regione d'Italia. Perché i cittadini devono diventare più responsabili, più civili, più critici e meno ossequiosi rispetto alla classe dirigente e perché nella regione si devono diffondere il senso di appartenenza alla collettività ed il rispetto per il bene comune.

Una Calabria che ha sciupato la sua principale risorsa (il turismo) e che ha devastato le coste, irrimediabilmente compromesse dalle costruzioni non di grandi alberghi (che almeno avrebbero portano lavoro e ricchezza) ma delle seconde case, molte delle quali abusive, che inquinano il territorio e rendono sporco il mare. Una Calabria che ha bruciato la speranza di intere generazioni di persone e che oggi non solo avverte la mancanza di un benessere economico generalizzato, ma sconta un'arretratezza culturale e civile che difficilmente trova riscontro nelle altre regioni italiane.

Bob Kennedy diceva che il successo di una popolazione non si misura solo con l'indice Pil: “Il prodotto nazionale lordo non tiene conto della salute delle nostre famiglie, della qualità della loro educazione o della gioia dei loro momenti di svago… Non tiene conto né della giustizia dei nostri tribunali né dell'equità dei rapporti fra di noi... Il Pil misura tutto, eccetto ciò che rende la vita veramente degna di essere vissuta”.

Ed in Calabria, dove il benessere economico non è certo diffuso, cosa dire delle strutture e dei servizi sociali? Penso alla sanità, un comparto che assorbe più della metà delle risorse del bilancio regionale e che non è in grado di dare risposte decenti ai cittadini. Penso alla scuola, che ai mali nazionali in Calabria aggiunge la presunzione, la vanità e l'inconsistenza di molti operatori del settore. Penso ai trasporti e alle vie di comunicazione che non esistono oppure sono dissestate. Penso ai tanti paesi dell'entroterra che si spopolano, ed il loro abbandono fa scomparire tutto un mondo di ricordi, di valori e di memoria.

Forse è giunto il momento di mandare a casa questa vecchia classe dirigente meridionale, che nel 1946 Guido Dorso definiva “una delle più miserabili d'Europa”. Ma se ciò fosse possibile, chi sono le persone che potrebbero sostituire questa vecchia classe dirigente meridionale?

Per le terre del Sud il processo di cambiamento è ancora lungo e, per avere successo, questo processo deve trovare avvio prima di tutto in noi stessi. Lo ha detto più volte papa Wojtyla: il primo soggetto di ogni cambiamento sociale e storico è l'uomo

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