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Ode a San Mango

09 Agosto 2006

 

 

Questo carme è per te,
colle declivio,
terra sublime
dei miei avi e mia,
proteso borioso,
tra il verde di montagna e la collina
d'ulivo inargentata.
Sogno con lena gli stellati cieli
e i tramonti tuoi, e
il sibilar dei venti e
l'alitar di dolci brezze, e
l'ondeggiare del mare a noi vicino e
l'olezzare di mosto e di ginestre, e
le malie delle perdute primavere
e il lieto rimembrar di gioventù.
Madre soave,
ogni anno accogli,
e stringi al cuore,
con immutato amore,
il ritorno
-da forestiere terre-
delle genti tue
e laboriosa plachi
e silenziosa
dolori e affanni
e li conforti.
Nelle nude tombe
della tua terra,
trafitti da sventure e
sorti avverse,
i figli tuoi
caduti
trovan terrena dimora,
all'ombra
dei cipressi vacillanti,
tenendo sempre aperti
gli occhi
al sole sempiterno
che
tramonto più non temon.
Dal grembo tuo,
madre generosa,
germoglian nuovi figli.
E il pago
vagheggiar per le tue vie,
colma ancora di gioia,
pel tempo ormai svanito,
il cuore mio stremato,
peregrinante eterno.

Angelo Orlando

Sammanghese di origine, vive da anni ad Empoli, ma ritorna con piacere al nostro paese ogni volta che ne ha occasione. Autore versatile, passa con abilità dalla prosa alla poesia.

01/07/2004

Leggendo le liriche di Angelo non possiamo fare a meno di richiamare alla memoria Quinto Orazio Flacco, a cui per certi aspetti si avvicina; prima di tutto nell'esaltazione dell'inebriante bevanda dono di Dioniso e nell'attribuzione ad essa di doti terapeutiche: “Nunc vino pellite curas” invita Orazio; “… secuta ogne affannu … Sculatillu ‘nu parmu ‘e vinu/ è medicina ppe ru stentinu” dice Angelo. Ma altri elementi li accomunano: la capacità di raffigurare i personaggi popolari e gli amici con garbato e fine umorismo e di rappresentare scene di vita vissuta, siano esse malinconiche, siano esse divertenti, sempre con vivacità e sottile ironia.Ma Orlando non è solo questo. Fortemente presente è l’amore e la nostalgia per il suo paese, ma soprattutto per il tempo della giovinezza e della vita familiare qui vissute. E’ tanto atteso il momento del ritorno, ma quasi è delusione per ciò che trova, anzi, per ciò che non trova perché non c’è più o perché è cambiato: la sua casa c’è ancora, ma non più i suoi genitori e non più il fuoco scoppiettante nel camino (simbolo di vita) e, dice Angelo ”… l’allegrizza mia diventa amara.”

Prof.ssa Mery Torchia

 

 

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