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Jun 26, 2022, 7:05
Impara l'arte e mettila da parte
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Impara l'arte e mettila da parte

01 Gennaio 2004

Giovanni, mentre frequentava la scuola dell'obbligo in un piccolo paese della provincia di Catanzaro, fu invogliato dai genitori a frequentare l'unica bottega da barbiere del paese per imparare il mestiere. Certamente pensarono che se il loro unico figlio non avesse voluto più continuare gli studi, avrebbe avuto sicuramente l'opportunità di affrontare l'avvenire con un lavoro dignitoso e sereno.
Giovanni, appena quindicenne, apprendeva progressivamente a fare lo shampoo, a pettinare, a fare la barba, e si cimentava anche in qualche taglio di capelli.
La sua nuova attività lo affascinava talmente che decise di non iscriversi alle scuole superiori. Appena raggiunse la maggiore età fu attratto dal fascino della divisa. Forse quei due giovani carabinieri che incontrava spesso nella bottega ebbero un ruolo importante nella sua scelta e decise di arruolarsi. E durante la frequenza della scuola allievi erano in molti i colleghi che volevano tagliati i capelli da Giovanni. Sicuramente preferivano non farsi “rapare” dal barbiere del battaglione!
Dopo la promozione a carabiniere fu trasferito in un grosso comando a ricoprire l'incarico d'autista del Comandante e, spesso perciò rimaneva a disposizione in caserma per lunghe ore. In una di queste occasioni venne a farmi visita nel mio ufficio con la fatidica borsetta con dentro le forbici ed il pettine ed in un momento di pausa mi propose, quasi per scherzo, di tagliarmi i capelli. Io subito accettai e si mise subito al lavoro. Era quasi a metà dell'opera, quando fu invitato dal centralinista a recarsi dal Comandante perché dovevano immediatamente uscire per servizio. Subito abbandonò il taglio dei miei capelli e frettolosamente mi salutò correndo e ...sorridendo!
Rimasi dapprima incredulo e poi assieme ai miei colleghi scoppiammo anche noi a ridere. Certamente, pensavo, al termine del servizio, recandomi a casa, con il berretto d'ordinanza in testa, lo “scempio” non si notava! Ma quando arrivai davanti ai miei figli e a mia moglie scoppiarono dalle risate. E la mattina successiva , con in testa un cappello, dovetti anche affrontare gli arguti e sarcastici commenti del mio barbiere che, notandomi in quelle condizioni, mi volle dare la precedenza!

Angelo Orlando

Sammanghese di origine, vive da anni ad Empoli, ma ritorna con piacere al nostro paese ogni volta che ne ha occasione. Autore versatile, passa con abilità dalla prosa alla poesia.

01/07/2004

Leggendo le liriche di Angelo non possiamo fare a meno di richiamare alla memoria Quinto Orazio Flacco, a cui per certi aspetti si avvicina; prima di tutto nell'esaltazione dell'inebriante bevanda dono di Dioniso e nell'attribuzione ad essa di doti terapeutiche: “Nunc vino pellite curas” invita Orazio; “… secuta ogne affannu … Sculatillu ‘nu parmu ‘e vinu/ è medicina ppe ru stentinu” dice Angelo. Ma altri elementi li accomunano: la capacità di raffigurare i personaggi popolari e gli amici con garbato e fine umorismo e di rappresentare scene di vita vissuta, siano esse malinconiche, siano esse divertenti, sempre con vivacità e sottile ironia.Ma Orlando non è solo questo. Fortemente presente è l’amore e la nostalgia per il suo paese, ma soprattutto per il tempo della giovinezza e della vita familiare qui vissute. E’ tanto atteso il momento del ritorno, ma quasi è delusione per ciò che trova, anzi, per ciò che non trova perché non c’è più o perché è cambiato: la sua casa c’è ancora, ma non più i suoi genitori e non più il fuoco scoppiettante nel camino (simbolo di vita) e, dice Angelo ”… l’allegrizza mia diventa amara.”

Prof.ssa Mery Torchia

 

 

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