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Ad un amico

01 Gennaio 2005

Lei, che l'altrur pensier muove 
Colpito a questa penna, 
che il rumor di un cuore amico che batte 
troppo forte è per colui che ricorda. 
Lungi da me sia la follia 
Di quell'amor di cui messager son solo, 
che fin troppo bene conosco 
il freddo acuto di certe lacrime. 
Ma ella sola è la vita 
Per colui che più non vive, 
che ciò che urla dentro tace fuori 
nella speranza di ciò che non osa. 
Oh, se l'amor si potesse vedere, 
men'arduo sarebbe il compito mio 
nel riveral di quel cuore gentile 
ciò che al mondo si nega. 
Ma una selva di specchi 
L'amor sempre rimane, 
che quest'inchiostro dipinger non può 
i sogni di colui che in Amor spera. 
Ed in nome di Amor, amico mio, 
se fiaba non è ma davvero esiste, 
possa tu domani perder nell'oblio 
quegli occhi in cui oggi perdi la tua anima

Michela Vescio

Giovane sammanghese di animo sensibile e profondo, nella poesia esprime sentimenti e concetti puri e universali: speranza e delusione, ricordo e sogno, amore e morte, disperazione e consolazione. Consolatoria è soprattutto, per la nostra poetessa, l'amicizia, forza potente ed eterna, che fa piangere e gioire, che dona senza nulla chiedere, che è "luce" nella vita. L' esternazione completa della propria interiorità, insieme con la consapevolezza del proprio dono, si manifesta nella rivelazione di ciò che per lei è la Poesia e si cristallizza nei versi "perché di questa vita mia // sei forse il meglio che riesco a offrire".
Prof.ssa Mery Torchia

Michela ci ha lasciati il 13 luglio 2010

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