EVENTI

Dec 15, 2019, 20:19
La “danza degli Aristocrats” incanta Martirano Lombardo nella nona edizione del “RockOn”
Vota questo articolo
(0 Voti)

La “danza degli Aristocrats” incanta Martirano Lombardo nella nona edizione del “RockOn”

29 Agosto 2014

Martirano Lombardo - Successo per la nona edizione del “RockOn” di Martirano Lombardo, la rassegna musicale organizzata dall’omonima associazione inaugurata nel 2006 da Carl Palmer, storico batterista degli Emerson, Lake & Palmer, tra i principali esponenti del rock progressivo nei primissimi anni ’70. Ed è stato proprio l’incredibile mix di prog e fusion del trio The Aristocrats il protagonista assoluto dell’ultimo appuntamento della manifestazione diretta da Vittorio Lanzo, unica tappa estiva in Italia del “Culture Clash Tour”. L’ennesimo colpaccio firmato “RockOn”, dopo aver ospitato negli anni artisti del calibro di Andy Timmons, Vinnie Moore, Steve Lukather e, nella precedente stagione, Stef Burns, giusto per citarne qualcuno.

Gli Aristocrats sono un supergruppo formato da tre tra i più geniali musicisti in circolazione: il chitarrista inglese Guthrie Govan, il bassista statunitense Bryan Beller e il batterista tedesco Marco Minnemann. Govan, vincitore del premio “Guitarist Of The Year” nel 1993 istituito dalla rivista Guitarist Magazine grazie alla sua composizione “Wonderful Slippery Thing”, rappresenta probabilmente una delle principali evoluzioni, come Timmons o Ritchie Kotzen, dello shredding movement,nonostante spesso abbia palesato una certa diffidenza nei confronti del movimento. Fresco di “Vai Academy”, progetto ideato dal grande Steve Vai, e dotato di una tecnica estremamente raffinata e originale in grado di mescolare elementi metal, jazz e funk, Govan è anche noto per aver militato in una delle ultime incarnazioni degli Asia e per la recente collaborazione con Steven Wilson, il leader dei Porcupine Tree.

E’ inoltre uno dei più richiesti clinician di tutto il mondo. Vai presente anche nel background di Bryan Beller, al fianco del guitar hero statunitense per oltre una decade; in parallelo le collaborazioni con James LaBrie dei Dream Theater e Mike Keneally. Da settembre tornerà a far parte della band di supporto a Joe Satriani nel suo “Unstoppable Momentum World Tour 2014”. Marco Minnemann, infine, è semplicemente uno dei batteristi più dotati e innovativi del pianeta. Abile compositore e polistrumentista, anche il drummer teutonico riprenderà posto dietro le pelli per Satriani, dopo aver suonato per gente come Paul Gilbert o Adrian Belew e aver dato vita nel 2013 al Levin, Minnemann, Rudess Project (LMR) con il leggendario Tony Levin, altra vecchia conoscenza del “RockOn”, e Jordan Rudess, tastierista dei Dream Theater. Uno spettacolo pirotecnico quello offerto dagli Aristocrats, imponente caleidoscopio di influenze musicali (trash metal, prog, jazz, fusion, funky, e chi più ne ha più ne metta) caratterizzato da virtuosismi fuori dal comune e un’attitudine ironica, a volte quasi clownesca, in netta contrapposizione con la classica rigidità che spesso accompagna musicisti ipertecnici. Diversi i brani in scaletta tratti dall’ultima fatica da cui prende nome il tour, “Culture Clash”, album molto apprezzato da critica e pubblico che ha debuttato direttamente nella Top Ten delle classifiche Contemporary Jazz di Billboard: dagli stacchi decisamente prog di “Ohhh Nooo”, composizione di Minnemann ispirata da un piccolo incidente occorso a Govan in tournée, alla trascinante sincope jazz di “Louisville Stomp” di Beller. La chitarra di Govan è assoluta protagonista della titletrack, “scontro tra culture” e generi alimentato dall’impressionante tappeto ritmico steso dal duo Minnemann/Beller; e nel groove di “Gaping Head Wound”, nata dall’ennesima buffa disavventura del chitarrista inglese. Chiudono il blocco “Culture Clash” la devastante “Desert Tornado” e “Living The Dream”, sulla vita on the road. Non mancano, poi, episodi del primo album omonimo pubblicato nel 2011: “Sweaty Knockers”, l’esilarante “Get It Like That”, funky à la Frank Zappa con i musicisti alle prese con polli e maiali giocattolo, la pseudo- ballad “Flatlands”, il cui guitar work rimanda un po’ ad alcune composizioni dell’ultimo Vinnie Moore, e la baraonda di “Blues Fuckers”, marchiata da un fantascientifico drum solo di Minnemann, in cui la band “distrugge amorevolmente i cliché blues”.

Chiusura affidata ad “Erotic Cakes”, tratta dal primo album solista di Guthrie Govan. Anche a Martirano Lombardo, insomma, gli Aristocrats si sono confermati musicisti estremamente innovativi e creativi; un ensemble che ha tutte le carte in regola per riscrivere la storia del jazz contemporaneo e aggiornarla secondo i canoni di questo nuovo, scintillante crossover. Chiara la soddisfazione al termine dello show di Vittorio Lanzo, direttore artistico e presidente dell’associazione “RockOn”: “Gli Aristocrats hanno confermato di essere tra i più quotati artisti a livello tecnico/musicale al mondo. Sono strepitosi ed è certamente la band con più groove che Piazza Matteotti abbia mai ospitato. Speriamo di riuscire a mantenere questo livello, per quanto difficile, anche per le edizioni successive perché credo che rispetto agli anni precedenti il RockOn, grazie a loro, sia notevolmente migliorato”.

Informazioni aggiuntive

  • fonte: il Lametino.it

Lascia un commento

Assicurati di inserire (*) le informazioni necessarie ove indicato.
Codice HTML non è permesso.

Articoli correlati (da tag)