L’ex sindaco di San Mango d’Aquino oggi siede in Consiglio regionale lombardo: una storia costruita tra sacrifici, pendolarismo e radicamento nella comunità calabrese di Milano
Ci sono percorsi politici che nascono nei grandi partiti e altri che prendono forma nelle piccole comunità, tra consigli comunali, relazioni personali e chilometri macinati ogni settimana. La storia di Luca Marrelli appartiene a questa seconda categoria. A 48 anni, l’ex sindaco di San Mango d’Aquino, nel Catanzarese, è oggi consigliere regionale della Lombardia, protagonista di un’esperienza politica che unisce Calabria e Nord Italia attraverso lavoro, appartenenza e presenza costante sul territorio.
Marrelli nasce a Tradate, nel Varesotto, dove trascorre i primi anni di vita. A sei anni si trasferisce con la famiglia in Calabria, a San Mango d’Aquino, terra d’origine dei genitori. Dopo la laurea in Giurisprudenza conseguita all’Università Federico II di Napoli, intraprende la professione di avvocato e parallelamente si dedica alla politica locale. La sua carriera amministrativa cresce gradualmente: consigliere comunale, poi presidente del consiglio e infine sindaco.
Nel frattempo arriva anche un’opportunità lavorativa importante: vince un concorso del Ministero della Giustizia come cancelliere esperto al tribunale di Varese.
Accetta il posto, convinto di poter conciliare il lavoro con il ruolo di sindaco. In realtà ottiene solo 48 ore settimanali di permesso. Da quel momento inizia una routine estenuante: ogni giovedì sera parte in auto verso la Calabria per svolgere il mandato amministrativo e la domenica notte rientra in Lombardia per tornare in tribunale.
Nel 2019 aderisce alla Lega ma, una volta stabilitosi in Lombardia, riattiva alcuni contatti politici, sia per passione personale sia per inserirsi meglio nel nuovo contesto.
Proprio uno di questi contatti gli propone di candidarsi alle elezioni regionali lombarde a sostegno di Attilio Fontana, nella lista “Lombardia Ideale”. Inizialmente la candidatura è prevista a Varese, ma la situazione cambia all’ultimo momento: la sera del 5 gennaio riceve una chiamata che lo informa della mancanza di posti in lista e della necessità di correre nel collegio di Milano. Deve decidere subito. Dopo qualche esitazione, all’alba del giorno seguente parte in macchina e accetta.
A Milano parte praticamente da zero: conosce poche persone, ma sa che la città ospita una numerosa comunità calabrese. Decide quindi di puntare su quella rete. Contatta compaesani, frequenta associazioni e soprattutto adotta un approccio diretto, tipico delle campagne elettorali del Sud.
Ogni giorno prende il treno presto, arriva in città e passa ore ad incontrare persone di casa in casa, tra caffè e conversazioni familiari. Un lavoro capillare e continuo, che lo porta spesso a rientrare a notte fonda. Un metodo diverso rispetto alle abitudini locali, dove prevalgono incontri pubblici e materiale informativo lasciato nei quartieri.
Alla fine raccoglie 633 voti, che gli valgono il primo posto tra i non eletti. Davanti a lui c’è Carmelo Ferraro, con circa 1200 preferenze. Tuttavia, emergono problemi legati all’ineleggibilità di Ferraro, dovuti ai suoi incarichi professionali. Dopo le verifiche degli organi competenti, quest’ultimo rinuncia prima ancora della proclamazione ufficiale.
Da quel momento, è un susseguirsi di iniziative, di attività costante sul territorio ed in aula.
La vicenda di Luca Marrelli racconta anche qualcosa di più ampio: il ruolo delle comunità meridionali radicate nel Nord Italia e la capacità di alcuni amministratori locali di trasformare esperienze maturate nei piccoli comuni in percorsi politici di livello regionale. Una traiettoria costruita senza scorciatoie, tra tribunali, viaggi notturni e campagne elettorali condotte ancora con il metodo più antico della politica italiana: parlare direttamente con le persone.



