Mar. Mag 21st, 2019

VERSO IL VOTO DI APRILE 2006

La campagna elettorale è entrata nel vivo e la scelta fra centrosinistra e centrodestra si avvicina. Le elezioni di aprile rischiano, però, di essere trasformate in un referendum: a favore o contro Silvio Berlusconi?

Tutto questo è il risultato della personificazione della politica, un metodo che non ha nulla a che vedere con le democrazie occidentali e che caratterizza, invece, le dittature sudamericane oppure i regimi tipo Bielorussia, un paese che vive all’ombra della Comunità degli Stati Indipendenti (ex Unione Sovietica eccetto le tre repubbliche baltiche).
E’ il risultato di una campagna elettorale condotta senza regole, dove trionfano le bugie e le insinuazioni e dove contano più i colpi di teatro, le apparizioni improvvise, gli imprevisti dell’ultima ora piuttosto che i programmi di governo, le intenzioni e le idee dei contendenti.
L’8 marzo 2006 un editoriale di Paolo Mieli schierava il Corriere della Sera dalla parte del centrosinistra, giustificando questa scelta con il fatto che “il governo ha dato l’impressione di essersi dedicato più alla soluzione delle proprie controversie interne e di aver badato più alle sorti personali del presidente del Consiglio che non a quelle del Paese”. Una presa di posizione così chiara e trasparente è stata vista come eversiva, quando nelle democrazie anglosassoni è normale, per i giornali, dichiarare prima del voto il loro orientamento.
Queste vicende hanno fatto dire ad un osservatore pacato e riflessivo come Pier luigi Battista che “l’atmosfera intossicata che si respira a pochi giorni dal voto dimostra quanto sia ancora tenace in Italia la distorsione apocalittica della lotta politica”.
Se da un lato Diliberto accusa gli avversari di avere le mani “grondanti di sangue”, dall’altro Berlusconi proclama lo stato di “emergenza democratica”. Stiamo assistendo ad un brutto spettacolo, ed io sono convinto che milioni di italiani siano ormai stanchi di questi metodi e di questo clima da scontro.
E’ possibile che gli uomini politici chiamati a governare il Paese continuino a dare soddisfazione ad una minoranza di facinorosi, estremisti, fanatici ed affaristi e non si preoccupino, invece, di una maggioranza che è silenziosa, ma non per questo indifferente?

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