Mar. Mar 26th, 2019

KAROL WOJTYLA AD UN ANNO DALLA MORTE

Venerdì 5 ottobre 1984 un aereo atterra a Lamezia ed un signore vestito di bianco scende e si china a baciare la terra. Poi riceve l’omaggio di migliaia di agricoltori e dice: “Non ho mai visto una processione di doni così lunga”. Inizia così la visita di Giovanni Paolo II in Calabria.


Lamezia, Serra San Bruno, Paola, Catanzaro, Cosenza, Paola, Crotone e, infine, Reggio. E’ un bagno di folla ovunque. “Cristo non si è fermato a Eboli – dice a Reggio – ma è qui in cammino con voi, per costruire assieme a voi una Calabria più giusta, più umana e più cristiana”. Alle ore 19,30 di domenica 7 ottobre un altro aereo decolla e riporta il Santo Padre a Roma.
“Da oggi la Calabria ha un calabrese in più”, dice Giovanni Paolo II al termine della visita, e nelle stesse ore torna a casa il piccolo Vincenzo Diano, sequestrato e tenuto prigioniero dai banditi che lo liberano mentre il Papa pronuncia l’omelia di chiusura dell’ultima messa a Reggio.
A Crotone il discorso di saluto viene affidato ad un membro del Consiglio di Fabbrica della Pertusola Sud. Wojtyla ha conosciuto di persona le condizioni della classe lavoratrice, prima come operaio in una cava e poi in una fabbrica, e l’operaio calabrese si rivolge al Pontefice con il tu: “E’ a nome di tutti i lavoratori della Calabria e dei lavoratori emigrati che ti porgo il benvenuto e ti ringrazio per la tua venuta in questa terra…”. Al momento del congedo Giovanni Paolo II gli porge un Rosario dicendogli: “E’ per sua madre o per sua moglie, perché il suo è stato il discorso più sincero che ho sentito in Calabria”.
Karol Wojtyla ha segnato la storia, ed ha segnato la vita di un’intera generazione. Avevo trent’anni quando il cardinale Wyszynski, ad un Karol agitato perché in Conclave vedeva il suo nome salire di numero, disse: “Se ti eleggono, ti prego, non rifiutare. Dovrai accompagnare la Chiesa al terzo millennio”. E da allora è cambiato il mondo.
Sette anni addietro ho incontrato e ho parlato a lungo con Lech Walesa, presidente della Polonia dal 1990 al 1995. L ‘elettricista di Danzica, fondatore di Solidarnosc, era venuto in Calabria per ricevere il Premio della Riconciliazione, ideato dal sacerdote Adamo Castagnaro ed assegnato dalla comunità cristiana di Conflenti. In quell’occasione Walesa ha detto: “Senza Solidarnosc non sarebbero state possibili la Glasnost e la Perestrojca di Gorbaciov. Ma senza il sostegno di papa Wojtyla non sarebbe nata Solidarnosc”. E dopo la morte del Papa ha aggiunto: “Ha risvegliato la nazione polacca. Grazie a lui abbiamo ritrovato la fede e la speranza. Senza di lui il comunismo sarebbe durato ancora a lungo”.
Wojtyla ha segnato la storia. La mia generazione è cresciuta con lui e ha pianto per lui. E’ stato il cardinale di Cracovia a dire, mentre il Papa era in agonia: “Non bisogna avere vergogna delle proprie emozioni e delle proprie lacrime”. Con la sua sofferenza ha conquistato il cuore di tutti, ed in lui abbiamo visto le sofferenze di un Dio che è diventato uomo e che è morto sulla Croce.
Karol Wojtyla ha umanizzato la figura del Papa. Dicono che uno dei suoi ultimi pensieri sia stato per i giovani. E chi non ricorda oggi, ad un anno dalla morte, i suo occhi? Quegli occhi luminosi ed acuti che ti scavavano nel profondo, come ha ricordato il presidente Ciampi, e quello sguardo carico di affetto che ti abbracciava prima ancora che egli alzasse le braccia.

Così noi vogliamo pensare a lui, ad un anno dalla morte, e siamo sicuri che la Calabria ha un calabrese in più. Lassù, nel cielo.

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