Sab. Gen 19th, 2019

IL VOTO DI APRILE 2006

Se l’obiettivo della maggioranza di centrodestra e del governo Berlusconi, nel varare la nuova legge elettorale, era quello di “mutilare” la vittoria di Prodi e di rendere, così, ingovernabile l’Italia, devo dire che il risultato è stato ottenuto.

Una maggioranza che per quattro anni, dal 2001 in poi, è uscita sconfitta da ogni competizione elettorale (comunali, provinciali, regionali) non poteva certo assistere indifferente alla sua fine. Allora ecco pronto un sistema elettorale confezionato senza il coinvolgimento dell’opposizione, con un meccanismo che consente la formazione di maggioranze diverse nei due rami del Parlamento. Come dire: Muoia Sansone con tutti i Filistei! Solo che a morire, questa volta, è l’Italia. Un rischio che io vedo non tanto remoto.

Mi chiedo dove sia andato a finire il buon senso degli italiani. Nel 1992 e nel 1993 ho difeso il sistema proporzionale sia in televisione che nelle piazze, e ricordo che eravamo in pochi, allora: Verdi, Rete e Rifondazione Comunista. Il 90% degli italiani, con un referendum, aveva scelto il maggioritario, e con quel sistema si è votato nel 1994, nel 1996 e nel 2001. Poi, all’improvviso, a pochi mesi dal voto di aprile 2006, ecco tornato il proporzionale. Con buona pace di ciò che era avvenuto negli ultimi dodici anni.

Una legge, prima votata dal centrodestra e poi definita una “porcata”, ha portato l’Italia ad un grado di governabilità che non è quello auspicato.

Nel 1994 il governo Berlusconi non aveva la maggioranza al Senato ed una spregiudicata campagna acquisti ha ribaltato il risultato uscito dalle urne. Nel 2006 la maggioranza di centrosinistra si basa su pochi senatori, ma questo non basta a dare al Paese il giusto grado di governabilità. Io credo che Berlusconi, con questo “avvelenare i pozzi prima di lasciare il campo”, abbia reso un ottimo servizio al suo partito, ma ha reso un pessimo servizio al Paese.

E’ per questo motivo che ho votato Rifondazione Comunista. Questo non vuol dire che sono un comunista. Ho fatto questa scelta per contribuire a creare in Parlamento una forza politica robusta e affidabile in grado di contrastare una cultura di destra sempre più arrogante, populista, individualista e interessata, pronta spezzare il legame di solidarietà, sottile, che ancora tiene unita la società e capace di portare il Paese alla deriva. E non mi sono certo preoccupato della presenza nelle liste di Luxuria e di Caruso. Perché mi sono sentito in buona compagnia: basta leggere i nomi di scrittori, artisti, uomini di cultura e di spettacolo, imprenditori, uomini delle professioni, ricercatori, scienziati, giovani che prima delle elezioni hanno firmato l’appello per il partito di Bertinotti.

E poi, diciamolo chiaramente, qualche programma della cosiddetta sinistra radicale non è poi da buttare a mare. Parlo, per esempio, dell’idea di tassare i patrimoni. Quando l’amministrazione dello Stato non è in grado di far pagare a tutti i cittadini le tasse sul reddito prodotto, perché scandalizzarsi se si tassano i patrimoni? Per 24 anni ho svolto attività di analista finanziario ed ho visto centinaia di bilanci aziendali con utili netti insignificanti, se non addirittura in perdita; eppure i soggetti analizzati godevano di proprietà immobiliari di tutto rispetto, certamente non compatibili con i flussi di reddito dichiarati al Fisco. Dov’è lo scandalo se anche questi signori sono chiamati a pagare le tasse, così come le ha pagate il sottoscritto per 36 anni, ininterrottamente, mediante il prelievo diretto in busta paga, e così come continuerò a pagarle nel periodo della pensione?

Non sono in grado di fare previsioni sul futuro politico del Paese, anche perché non è questo il mio mestiere. Ma di una cosa sono certo: con questa sua ultima “bravata” Silvio Berlusconi uscirà dalla storia. Egli ha creato un sistema politico fondato sulla sovranità delle feudalità partitiche, anziché sulla forza delle istituzioni (parole di Franco Cangini in Gazzetta del Sud odierna), e questa, aggiungo io, era sicuramente l’ultima cosa di cui il Paese aveva bisogno.

Prima del voto, Sergio Romano ha scritto sul Corriere della Sera di sabato 8 aprile 2006: “Berlusconi è l’uomo che ha maggiormente contribuito a creare le condizioni per un nuovo sistema politico italiano. Ma è anche l’uomo che maggiormente gli ha impedito di funzionare bene. E’ stato per un certo periodo la soluzione dei nostri problemi. E’ divenuto il maggior problema del Paese”.

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